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Maccagno (Macagn)

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| Area produzione: |
Il formaggio Maccagno deve essere prodotto e stagionato nell’areale biellese e valsesiano e nel settore nord-orientale del Piemonte. Un’area montuosa che, a partire da 4.554 m (Punta Gnifetti sul lato sud-orientale del Monte Rosa), scende piano verso la pianura, attraversando pendenze severe. Dei 107 comuni facenti parte dell’areale proposto, ben 92 sono classificati come totalmente o parzialmente montani e inseriti in 7 diverse Comunità Montane (6 in prov. di Biella, 1 in prov. di Vercelli). I restanti sono storicamente raggiunti dagli allevatori che scendono a valle dopo l’alpeggio estivo.
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| Origine storica: |
Il Maccagno deriva il proprio nome dall’omonimo alpeggio situato a 2.188 m. in Val Sesia. Difficile ancora oggi stabilire come e quando questo formaggio abbia legato il proprio nome a quello dell’Alpe. Di sicuro la storia del Maccagno risale a tempi antichi.
Dal 2001 è stata istituita l’Associazione per la tutela e la valorizzazione del formaggio Maccagno. L’organizzazione, non lucrativa, si pone l’obiettivo di unire i produttori e di promuovere tutte le attività utili alla valorizzazione come: conservazione dei metodi tradizionali di produzione, miglioramento dei mezzi e delle tecniche di produzione, ecc.. L’Associazione ha istituito un marchio specifico e intende procedere per il riconoscimento di produzione tipica a livello europeo.
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| Caratteristiche prodotto: |
Il Maccagno viene prodotto esclusivamente con latte vaccino intero proveniente da una o due mungiture. Prima della coagulazione, il latte non può essere sottoposto ad alcun trattamento termico né di riscaldamento, né di raffreddamento, eccetto quello per mantenere la temperatura di coagulazione. L’origine e la spiegazione di tale tipo di lavorazione risale probabilmente all’economia del passato, quando l’approvvigionamento di legname non era dei più facili (la fascia boschiva è più rada a 2200 m. di altitudine e i trasporti legati all’approvvigionamento erano allora più difficoltosi). Ciò fa supporre come molto probabilmente qualche produttore cominciò a cimentarsi con un tipo di fabbricazione del formaggio che, sfruttando il calore del latte appena munto, potesse consentire un risparmio energetico, limitando così l’utilizzo del legname.
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| Fasi produttive:: |
La coagulazione avviene alla temperatura di 35/37 °C, con una acidità superiore a 3,2°SH/50 e non oltre 3,5 °SH/50. La lavorazione della cagliata prevede una singola rottura, per agitazione energica con lo spino o altra attrezzatura idonea, a cui segue una fase di cottura (42/46° C) per separare più rapidamente il siero e per una maggiore elasticità della pasta. Proceduto con lo scarico di parte del siero, la cagliata va a depositarsi sul fondo della caldaia. Segue a questo punto la formatura con una breve pressatura della pasta, anche manuale, con tempi che variano dalle 12 alle 24 ore. La successiva salatura può avvenire in salamoia o a secco. Infine la maturazione deve avvenire preferibilmente su assi di legno a un’umidità dell’85%-90% e a una temperatura compresa tra gli 8 e i 12° C |
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| Stagionatura: |
| Il tempo minimo della stagionatura è di 20 giorni |
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| Alimentazione bovine: |
L’area di pascolo montano è caratterizzata da alti valori di piovosità (2.020 mm di media registrati nell’ultimo quinquennio) e da forti nevicate (199,4 cm di media registrati nell’ultimo quinquennio). Tali caratteristiche mettono in evidenza i legami e le correlazioni tra il clima e le essenze foraggere. Condizioni queste non riproducibili in altre aree e che caratterizzano il territorio di produzione del Maccagno.
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| Aziende Disolabruna: |
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